giovedì 28 ottobre 2010

l'urlo di munch

Immaginate l'urlo di Munch.... ora immaginate me al posto dell'omino colorato....ecco vorrei urlare e urlare....e poi urlare ancora...


Sono ancora in ufficio, e lo so che non ne vale la pena. Non solo non mi pagano abbastanza per questa mole di lavoro, ma anche se fosse non ne varrebbe comunque la pena: fuori c'e' una citta' da scoprire, da vivere, da amare....e io sono qui....in ufficio....bah

mercoledì 27 ottobre 2010

Ka

Io mi firmo un po' in tutti i modi: Kamilah, Kami, KK e spesso solo Ka.

Oggi un amico, Franco , mi ha mandato questo paragrafo dopo che mi sono firmata Ka:


«Chi è Ka?» si domanda l’immenso uccello Garuda, sprofondato tra le fronde dell’albero Rauhina, quando incontra questo nome alla fine di un inno dei Veda. Ka è il nome segreto di Prajapati, il Progenitore, colui che ha dato origine ai trentatré dèi e agli innumerevoli uomini. Presto gli dèi e gli uomini lo avrebbero trascurato, sino quasi a dimenticarlo. Ka significa «Chi?», ed è l’ultima domanda, che si pone quando tutte le altre sono state poste. Ma prima dovranno scorrere molti eoni, sorgere e dissolversi molti mondi, in una sequenza di vortici il cui occhio è Ka stesso. Così appaiono i Deva, gli dèi che si battono contro altri dèi, gli Asura, per conquistare il succo inebriante del soma; i Sette Veggenti, che osservano il corso del mondo dagli astri dell’Orsa Maggiore – e talvolta intervengono; Siva, Brahma, Visnu, con le loro vicende intrecciate, variate, riverberate di èra in èra; manifestazioni della Dea, come Sati e Parvati, congiunte a Siva in amori interminabili; il giovane Krsna e il suo corteo erotico di mandriane, le gopi; Krsna maturo, che sovranamente regge le sorti della funesta guerra fra cugini tramandata dal Mahabharata; e infine, già in mezzo al kaliyuga, l’«età del colpo perdente» in cui viviamo, si fa avanti un principe che abbandona la casa del padre e scopre una via della liberazione mai prima calcata: il Buddha. Nella mente si compie ciò che nella mente aveva avuto inizio – e che forse innanzitutto nella mente era avvenuto, per chi sa che «il mondo è come l’impressione che lascia il racconto di una storia», secondo le parole di un antico testo indiano. Per rispondere all’ultima domanda occorre attraversare tutte le storie. E per attraversare tutte le storie occorre porsi, come accadde a Garuda, la domanda su chi silenziosamente le ospita: Ka. 

Calasso non lo conoscevo e non so nemmeno se lo leggero' (devo finire Un uomo, e dopo ho una fila di 12 libri che aspettano di essere letti, quando ... non so) ma rimango sempre meravigliata e felicemente sorpresa dall'essere circondata da persone colte che con semplici gesti espandono la mia conoscenza.

Grazie Franco

lunedì 18 ottobre 2010

Addio Furia

Ieri e' mancata Furia, il piccolo criceto (femmina) che avevo a casa a Genova. In realta' era Furia terza ( o quarta...). Tutti i criceti che abbiamo sempre avuto li chiamavano Furia.

Ho scoperto solo da grande che il primo criceto (Furia I) e' mancato di morte naturale. Io avevo 5 o 6 anni, e la mamma mi ha detto che Furia si era buttata giu' dal balcone. All'epoca non avevo pensato a come cavolo poteva essere uscita dalla gabbietta, ed essersi buttata giu' (un criceto siucida poi!!). Ma la mamma non voleva parlarmi di morte etc. Cosi', pur rischiando una bella multa, mamma lo seppelli' nel prato che costeggiava la strada per l'aereoporto di Genova, questo per evitare che venisse disseppellito oppure (orrore) mangiato dai cani nei giardinetti pubblici. I carabinieri che la fermarono, la presero per pazza (sto seppellendo Furia il criceto delle mie figlie, in un posto tranquillo per farla riposare in pace), ma lei porto' a termine la sua missione.

Anche questa volta, la mamma lo ha seppelito cerimoniosamente, e cito "sotto un bell'albero in un aiuola vicino a casa nostra."

Anche se non ti ho mai dato da mangiare (la mamma non ti ha mai fatto mancare niente, dandoti solo le noccioline che ti piacevano e lei lo capiva dal fatto che tu scartavi quelle che non ti garbavano, cosi’ le divideva a mano prima di dartele....per non parlare delle foglie d’insalata che cambiava ogni 2 giorni perche’ tu o fresca o niente!), e non ti ho mai pulito la gabbia (beh cavolo, sei carina ma sei pur sempre un topo, ma tanto c’era la mamma che ti metteva nel cassetto che tu graffiavi, mentre ti lavava con acqua e sapone la tua casetta), mi manchera’ vederti girare su quella ruota, e guizzare nel tunnel di plastica. Anche la nonna aveva notato che eri cambiata, perche’ non facevi piu’ nulla di tutto quello....ed e’ arrivata la tua ora.

Addio cara Furia, e grazie per aver fatto compagnia alla mia mamma. Riposa in pace!

giovedì 14 ottobre 2010

Pollon

...Pollon combina guai. Chi come me e' cresciuto negli anni 80 in Italia ha visto il cartone animato Pollon, la figlia degli Dei che combinava guai. Ma non lo faceva apposta. Lei era sempre in buona fede, era solo se stessa.

Beh io copro spesso il ruolo di Pollon. Combino guai, ma in buona fede. Stasera ne e' (quasi)  un esempio (del guaio dico...): ho fatto (credo) arrabbiare un amico perche' mi sono intromessa nei cazzi suoi. Potevo starmene nel mio? No. E stavolta neanche per una buona causa...forse...
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