giovedì 26 aprile 2012

Ma ci sono o ci fanno?

Coloro che criticano l’articolo di Mona El Tahawi una giornalista egiziana che risiede negli Stati Uniti.
Potete leggere numerose e forbite  risposte quiqui di Dima Khatib,su  Open Democracy,  e sul Guardian scritto da Nisreen Malik. Persino oggi il corriere ha dedicato dello spazio all'articolo. 

Col suo interessantissimo articolo El Tahawi  si e’ tirata addosso l’ira funesta delle cosidette donne arabe liberali! Sono numerose le indignazioni espresse online specialmente su twitter. Da una parte le oppositrici hanno inveito contro di lei obiettando l’uso di alcune foto forti (donne pitturate di nero!). Altre invece si sono arrabbiate perche' El Tahawi ha preteso di rappresentare tutte le donne arabe e di sostenere che gli uomini arabi odiano le donne (arabe), riferendosi al titolo (e solo a quello!): Perche' "ci" odiano?
Altre hanno criticato l'autrice per aver attribuito all'islam gran parte delle colpe.

Perche' invece, le cosidette intellettuali, non si sono soffermate sugli episodi di discriminazione e maltrattamento subite da tante (ma tante) donne nel mondo arabo, come:


Mi domando:

  • Il suo articolo semplifica la situazione ? Molto probabilmente.
  • Ci sono altri e numerosi fattori che spiegano la situazione delle donne nel Mono Arabo? Sicuro!
  • Le donne in vari paesi del mondo sono soggette a discriminazione? Nessuno lo nega.
  • Il problema giace nell'interpretazione maschile dell'islam e non nell'islam stesso? Molto probabile.

Io non credo che l'odio degli uomini arabi verso le donne arabe sia la causa che spiega la loro situazione, ma bensi' un sintomo di altri problemi (culturali, religiosi, economici,...ecc). Ma non capisco perche' le critiche si siano soffermarte sui punti deboli dell'articolo invece di prendere spunto dalle numerose situtazioni elencate dall'autrice. Come si possono negare tali situazioni. Perche'  nessuno critica l'interpetazione maschile della Sura che permette all'uomo di sposare 4 donne, quando anche un bambino che sa leggere l'arabo (con una debole padronanza della lingua) sa che devono sussistere numerose condizioni  per permetterelo?
Perche' tra gli arabi ci sono temi tabu', che non si toccano.

In fine, mi domando: perche' noi donne non ci mettiamo d'accordo sulle soluzioni invece di battibeccare tramite masturbazioni intellettuali attaccandoci a vicenda?

martedì 24 aprile 2012

Lettera di una mamma per il 25 Aprile


"Ciao principessa, come va?
Domani fai festa o lavori? Noi siamo in festa  per il 25 aprile ....mi piacerebbe tornar ragazza e passarmelo come facevo allora: al mattino giro dai caduti partigiani di Sestri ....la maggior parte ragazzi che hanno perso la vita per un Italia migliore, poveretti se vedessero mai come siamo  finiti .......

Poi a campenave o ai righetti a mangiar fave col salame e a ballare..col gettone da 5 lire al ballo

Cercati di goderti la vita figlia mia ..........il lavoro va bene ma non renderti schiava”

mercoledì 18 aprile 2012

Chiamata

Devo trovare il coraggio di fare la chiamata che segnerà il mio destino (almeno quello prossimo). Uff uff

martedì 3 aprile 2012

Appartenenza


Si parla spesso e volentieri di appartenenza. Nelle scienze sociali si assume che l’appartenenza sia una delle necessita’ piu’ importanti. Tutti vogliono sentirsi parte di un gruppo. Cosi’ si spiegano i nuclei famigliari, le societa’, le nazioni...ecc ecc.
A me capita spesso che mi venga chiesto: ma ti senti piu’ araba o piu’ Italiana? Domanda alla quale rispondo sempre: 100% entrambe le nazionalita’. Solo che io sento che appartengo a molte piu’ categorie. Mi sento anche Palestinese, Araba, Europea, Londinese, Catto-musulamana, laica, e la lista e’ lunga (queste sono solo quelle legate all’identita’).
Il tema di questo post mi e’ venuto in mente mentre facevo jogging satamattina, alle 7 sul canale vicino a casa mia. Ebbene, eravamo in tanti a correre (chi correva e chi come me si trascinava). Anche se in modo informale, per quell’ora io appartenevo ad un nuovo gruppo. Il gruppo di pazzi che si alzano alle 6 per andare a correre, che quando gli passi accanto ti fanno un cenno con la testa come se ti conoscessero, anche se non ti hanno mai visto prima (c’e’ sempre gente nuova ogni mattina...). Ma ti salutano, e li saluti perche’ appartieni a quel gruppo informale che si crea ogni volta che decidi di andare a correre. La stessa cosa mi capitava a Bruxelles. Anche se correvo sempre in posti diversi, quando un altro corridore ti passava accanto gli sorridevi, ti sorrideva...c’era un senso di apparteneza ad un gruppo.
Idem con la moto. Quando indosso il casco e vado a spasso con Scarlett faccio parte di loro. I motociclisti. Quando una volta caddi (per via di una stupidissima ciclista) subito i motciclisti che passavano si sono fermati a soccorrermi (dopo aver inveito sulla ciclista).  Anche se sono in giro con solo il casco in mano, loro mi sorridono, e ci si scambia uno sguardo d’intesa.
Ci siamo mai fermati a pensare a quanti gruppi apparteniamo? Se continuo la lista di sopra posso elencare i gruppi di pallavolisti, ricercatori, espatriati, boxisti, couchsurfers, ecc ecc.
Morale della favola. Tanto persone che reputiamo nemiche o diverse, magari sono meno diverse di quanto pensiamo. Se uno cerca trova che chi gli sta di fronte appartiene ad uno dei tanti gruppi ai quali lui appartiene.


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