venerdì 23 novembre 2012

mercoledì 21 novembre 2012

Di nuovo Zia

Ieri, i miei carissimi amici di Bruxelles, Franci e Simo, mi hanno resa di nuovo Zia.

Benvenuta al mondo Sofia. Ti auguro tanto amore, salute e serenita'. Non vedo l'ora di vederti crescere con la tua sorellina Marta.

Ti voglio bene.
La tua zia nomade,
 Kamilah

lunedì 19 novembre 2012

Io non sono il Locale, sei tu Lo Straniero

(Premessa: bellissimo articolo. Ho colorato le parti che mi piacciono di piu').

di Tala Abu Rahmeh*
traduzione di Elena Bellini

Ramallah, 04 novembre 2012, Nena News - Cari Stranieri, vi siete molto infastiditi per l'introduzione? Beh, adesso sapete come mi sento io ogni volta che ricevo una e-mail, ascolto una conversazione o leggo un articolo sull' "essere un locale".

Prima di cominciare, devo dire che venire qui, di per sè, è un atto di coraggio. Quando chiunque di noi si allaccia gli stivali e marcia in un territorio sconosciuto, ci stiamo prendendo un rischio - prima di tutto per noi stessi. Venire in zone di guerra ci fornisce l'occasione di coltivare umiltà e compassione, e ci fa arrivare un po' più vicino a capire quale sia il nostro contributo al mondo. Mi ricordo la prima volta che sono entrata in un ghetto e come la povertà nella capitale degli Stati Uniti mi ha sconvolto nel profondo, e mi ha fatto sentire così piccola.

A proposito di umiltà, sembra che ce ne sia una pesante carenza nel mondo delle ONG internazionali e degli infiniti finanziamenti esteri. A dire il vero, fino ad oggi nessuno è stato salvato. La Palestina è ancora occupata, e la povertà ha raggiunto un livello del tutto nuovo. Non c'è pace, solo qualcosa mascherato da incontro che finisce in lunghi accordi che è molto meglio stracciare, per cui scusatemi se sembra troppo duro, ma come vi permettete?

In un geniale articolo di Uzodinma Iweala, intitolato "Smettetela di cercare di salvare l'Africa", Iweala fa riferimento a un sentimento simile. Dice: "Non c'è un solo Africano, incluso il sottoscritto, che non apprezzi l'aiuto del resto del mondo, ma ci chiediamo se l'aiuto sia sincero o dato con l'intenzione di affermare la superiorità culturale di qualcuno". Ed è esattamente questo il punto in cui mi sento confusa. Dopotutto, si può dire tranquillamente che essere un responsabile/direttore/capoprogetto di un organismo che finanzia lezioni di pittura per bambini "locali" nel campo profughi di Al-Amaari sembra essere molto attraente in un curriculum. 

La parte sconvolgente però viene ancora dopo, quando molti di voi si incontrano nei bei caffè di Ramallah e parlano di quanto sono corrotte le istituzioni palestinesi, di quanto i Palestinesi sono rozzi e che ci hanno provato con voi perchè siete biondi/alti/bianci, e di come non vi sentite sicuri.

Quindi preparate la vostra borsa e ve ne andate a passare una giornata rilassante sulla spiaggia di Tel Aviv. Beh, indovinate un po'? Ci hanno provato anche con me (stranamente, anche se sono castana e ho i capelli ricci), ma io non mi posso sottrarre perchè non posso andare oltre Qalandia. 

Sapete, poche settimane fa ero a Yaffa, da dove provengo (dopo aver trovato miracolosamente il modo di entrarci), e ho incontrato un uomo di 84 anni che conosceva la mia famiglia. La mia famiglia vive in giro per il mondo perchè è stata costretta a fuggire nel 1948 e non è mai potuta rientrare. Oltre a mio padre, non ho mai sentito una persona che riconoscesse anche solo il nome della mia famiglia, ed eccomi qui, seduta in un antico quartiere di Yaffa, che piango mentre un vecchio mi dice che la mia famiglia era generosa ed educata, e possedeva aranceti che si estendevano per miglia e miglia. Ho pianto per tutto il viaggio di ritorno. 

Storie come questa offrono piccole visioni dall'interno nella profondità delle nostre ferite. Non importa in che modo le vostre organizzazioni vi permettano di chiamare la mia terra (Cisgiordania, Territori Palestinesi Occupati, OPT), o che tipo di consigli di viaggio vi inviano nei giorni oziosi mentre io sono bloccata nel traffico su un autobus, o gli orrori di cui siete stati testimoni mentre coprivate la notizia di un'uccisione a Jenin, non capirete mai cosa vuol dire crescere sapendo che ogni traccia di te è cresciuta a Yaffa e la tua città non ti riconosce nemmeno, e che tuo padre potrebbe morire senza nemmeno tornare, e che tua madre è stata seppellita così lontano da dov'era il suo cuore, e che tu sapevi già a sei anni cos'è un martire.

Non saprete mai come ci guarda un soldato israeliano diciottenne, o cosa si prova a trascinare tua madre attraverso un checkpoint perchè abbia la sua dose di chemioterapia, o come hai passato Allenby Bridge quando avevi 10 anni e hai visto un uomo dell'età di tuo nonno trascinato in una stanza per le perquisizioni.

Quindi la prossima volta che vi sedete per chiacchierare "dei locali", ricordatevi questo: essere un salvatore non vi renderà liberi. Noi non siamo vittime dai sorrisi tristi con cui fare una foto da mettere su facebook, i vostri laboratori di danza/arte/fotografia/comunicazione non mi restituiranno Yaffa (né me la faranno mai dimenticare), e non importa in quale scuola della Ivy League siete andati, se non ce la fate a parlarmi nella mia lingua, e con rispetto, non vi prenderò sul serio.

E per finire, prepariamo enormi pasti per voi non perchè siete stranieri, ma perchè noi siamo generosi, e facciamo da mangiare in modo egregio.


Cordiali saluti
Tala

p.s.: ci sono molti internazionali che stanno facendo un ottimo lavoro con i partners palestinesi in tutto il Paese. Voi sapete chi siete. 

*Tala Abu Rahmeh è una giovane scrittrice e Professore di Letteratura araba e scrittura creativa di Ramallah. Ha conseguito il MFA in Arte Poetica all'Università Americana di Washington, DC. Scrive abitualmente su Mashallah News Magazine, e i suoi poemi sono stati pubblicati in numerose riviste e libri. E' anche co-fondatrice di un blog: The Big Olive - La Grande Oliva: storie di due Professori in Palestina (http://thebigolive.tumblr.com/). Ama gli orrendi reality TV, le vecchie fotografie, il Jazz, e i libri in cui l'affascinante magica eroina, alla fine, vince. Attualmente sta lavorando ad un libro di memorie.

giovedì 8 novembre 2012

Lomografia?

Chi ne sa qualcosa?

La mia collega da tempo sfoggia una "Lomo" che a me sembra una banale vecchia macchina fotografica.

Comunque, il tutto mi ha intrigata. Per saperne di piu' date un'occhiata a

http://www.lomography.com

mi sa che per natale ho qualche idea!

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